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Somewhere, beyond the rainbow...

Pare che l'istinto di scrivere vada e venga, il desiderio di raccontarsi a una tastiera, davanti a uno schermo che ha i colori di un cielo azzurro e di ali rosse a velocità di crociera. E la notte ha il suono dolce di un pianoforte e di una voce calda e roca.

La mia nuova stanza prende lentamente forma. Ha i colori di un Mirò, dell'Empire State Building, di Dublino d'autunno e il bianco e nero di Central Park nel '61 sotto la neve. Ha anche il rosso e il giallo di un vigneto di Van Gogh. Purtroppo ha i rumori della strada, clacson, ambulanze, isterici, ma già non ci si fa più caso. L'antidoto e' perdersi in una compilation messa insieme da chi ci ama, isolarsi in un buon libro regalato da un'amica, concentrarsi sui propri pensieri. Non cedere alla nostalgia della malinconia.

Posso essere uccello notturno o alba. Silenzio o euforia. Canto o chiacchiericcio.

Ogni casa ha i suoi mostri. Dal mostro verde, aggrappato all'intonaco del palazzo, al mostro marrone: l'incubo che il vecchio armadio mi uccida schiacciandomi mentre scelgo calze e slip. Sì, un armadio che tende a cascare in avanti. Sarà la mia paranoia e il mio vezzo in questa nuova avventura.

Solo due mesi fa regnavano l'incertezza più oscura, le ansie più assurde. Oggi prendono forma il tempo e lo spazio, il cuore e la ragione. L'arcobaleno e le nuvole.

Pubblicato il 11/3/2009 alle 23.0 nella rubrica Diario.

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